Macarons à la confiture de fraise

Non so bene come sia successo che io mi sia deciso a fare i macarons. Sono sempre stati una specie di tabù dell’haute patisserie, qualcosa di effimero e inarrivabile. Ma vi dirò, dopo aver fatto provato a fare il panettone, questi a confronto sono uno scherzo.

Il fatto è che c’era questo bicchiere in frigo da qualche giorno, con dentro un paio di albumi. I tuorli li avevo usati lo scorso weekend per farci la frolla della crostata che abbiamo mangiato per colazione questa settimana. Ma sto divagando. Parecchio tempo addietro, avevo letto da qualche parte che il segreto per la buona riuscita dei macarons era usare degli albumi vecchi di qualche giorno e mi ero mentalmente annotato la cosa, per poi dimenticarmene del tutto. Fino a quando questa settimana vedendo quel bicchiere nel frigo avevo una vocina nella testa che diceva:”macarons”. Macarons. Ma-ca-rons. Quando col passare dei giorni la vocina è diventata insistente come una specie di coro da stadio, mi sono deciso a tirar fuori il bicchiere e l’ho osservato per qualche minuto. Macarons.. a parte gli albumi non ho nemmeno una pallida idea di quali siano gli ingredienti.  Tuttavia il pupo si è appena addormentato, la casa è finalmente avvolta nel silenzio e tra un pò anch’io dovrei andare a dormire. Vediamo se trovo qualche ricetta.. Cavoli, ci vuole la farina di mandorle e io non ce l’ho. Sto quasi per vuotare il bicchiere nel lavandino quando mi salta all’occhio la scritta:”Se non avete la farina di mandorle potete sempre farla frullando delle mandorle con lo zucchero a velo”. Forse, sepolto da qualche parte in uno dei cassetti della cucina, c’è un sacchetto di lamelle di mandorle aperto dalla notte dei tempi. Lo zucchero a velo so per certo di averlo, alla peggio faccio anche quello frullando lo zucchero semolato. L’importante è trovare le fottute mandorle. Ci sono le mandorle? Ci sono. Quante me ne servono? Vediamo.. per un albume, ossia l’equivalente di circa 20 macarons, servono più o meno 40 grammi. Nel bicchiere ci sono due albumi, le mandorle sono 76 gr. compresa la confezione… decido di usare un solo albume. Rimane un’ultima questione: colorante si? Colorante no? Volendo avrei nel solito cassetto due tubetti di colorante rosso gel, regalati da una nostra collega quando millantavo di voler fare la red velvet cake. Ma il solo pensiero della faccia che potrebbe fare Francesca se domani trovasse la cucina minimamente imbrattata di colorante rosso mi ha fatto optare senza dubbio per la versione priva di colorante.

Eh già, ma come li farcisco questi macarons? Ma au chocolat! Ca va sans dire..

Va bene, prima di preoccuparmi di come farcirli è meglio farli. Si parte!

La ricetta è quella di I love cooking, seguita in modo pressoché pedissequo, farcitura esclusa. Che alla fine ho rapidamente acconciato con la confettura di fragole che già aperta nel frigo. Quanto amo riciclare! Prima di scegliere questa ricetta ne ho lette altre, compresa quella di Sigrid, che però mi ha dato l’impressione che con i macarons lei si fosse ancora meno a suo agio di me. Invece quella che ho scelto ha quelle due o tre dritte fondamentali seguendo le quali anche un perfetto idiota come me può riuscire a farli. Vi riporto le parti essenziali:

Ingredienti per 20 macarons
1 albume invecchiato, a temperatura ambiente (sono circa 35g)
40g mandorle pelate
60g zucchero a velo
25g zucchero semolato
7 grammi di cacao amaro in polvere
1 puntina di cremor tartaro (Non l’avevo, ho usato un pizzico di sale)

Dritte fondamentali di I love cooking:

Gli albumi devono essere “invecchiati” di 2-3 giorni, vale a dire che bisogna rompere le uova e separare i tuorli dagli albumi 2-3 giorni prima dalla preparazione dei macarons. Gli albumi vanno conservati in frigo, possibilmente non coperti dalla pellicola.

Nel mio caso, gli albumi erano in frigo da una settimana e lasciatemelo dire, secondo me hanno fatto la differenza.

Attenzione! Affinchè l’albume venga ben montato, è necessario che non sia contaminato né da parti di tuorlo né da sostanze grasse. Inoltre, è necessario che sia a temperatura ambiente al momento dell’utilizzo.
Per rendere la meringa più stabile si possono aggiungere agli albumi agenti stabilizzanti come il sale o il cremor tartaro.

Su questa cosa della contaminazione non vi imparanoiate troppo, nel mio c’era addirittura cascato dentro un tuorlo intero, che però non si era rotto e avevo potuto facilmente togliere con un cucchiaio.

Le mandorle non vanno macinate da sole, altrimenti finireste con l’ottenere una pasta umida e untuosa che non potrebbe essere usata per fare i macarons. Basta aggiungere alle mandorle una certa quantità di zucchero a velo e macinare il tutto insieme per ottenere una farina fine.
Una volta pronta, la farina va setacciata almeno 2 volte per eliminare eventuali residui non ben macinati.

Mi sento di insistere su questo punto: setacciate, setacciate, setacciate! Io l’ho setecciata addirittura tre volte con due setacci diversi, tanto per essere sicuri.

Infine, per giudicare se il vostro macaron sia ben riuscito, dovete controllare che il biscotto abbia il cosiddetto “piede”, ossia una sorta di crosticina alla base. Inoltre, la sua superficie deve essere liscia e non crepata. In ultimo, il guscio esterno dovrebbe racchiudere un cuore di meringa morbida.

Preparazione

Ho tritato le mandorle a lamelle una prima volta da sole e poi con tutto lo zucchero a velo, più volte. Nel mio caso lo zucchero a velo si è “spalmato” ai bordi del mixer, che forse non era perfettamente asciutto e ho dovuto rimescolarlo più volte con un coltello. Poi ho aggiunto il cacao amaro e ho frullato un’ultima volta.
A questo punto ho setacciato tre volte, la prima usando un colino a maglie larghe e poi uno più fine e messo in una terrina. Idealmente dovreste usare una terrina anche per montare gli albumi, perché dopo dovrete versarci dentro la farina. Io invece li ho montati nel bicchiere del minipimer, sporcando una cosa in più. Ma sono un uomo, noi maschi in cucina facciamo di queste cose. Montate 40 gr. di albume più un pizzico di sale. Va montato a neve ferma ma non fermissima, il mio era molto cremoso ma ben compatto e lucido e rimaneva un pò attaccato alla frusta sollevandola. Ora viene la parte più difficile: Versare l’albume in una ciotola pulita e unire a poco a poco la farina di mandorle, mescolando pianissimo dal basso verso l’alto. Come dice I love cooking, questa è la fase del macaronage ed è adesso che si gioca tutta la vostra partita. Anzi, si gioca il primo tempo. Il secondo lo giocherete con la cottura. Non va mescolato troppo, ma, nemmeno troppo poco. L’indicazione che da lei è

Per verificare che l’impasto abbia la giusta consistenza, lasciate ricadere un cucchiaio di impasto nella ciotola: se  viene riassorbito dal resto della pastella in 30 secondi allora sarà pronto.

E cosi ho fatto anch’io.

E’ il momento di accendere il forno, a 150°. Metteteci dentro una leccarda di quelle larghe, a metà altezza. La teglia con i macarons andrà appoggiata SOPRA questa leccarda. Mettete un foglio di carta da forno sulla teglia dove farete i macarons e dopo aver riempito un sac-a-poche con il vostro impasto usate una punta liscia per fare dei mucchietti a distanza di 2-3 cm tra di loro. Abbondate con la distanza, sentite a me. Io ho usato una siringa da pasticcere in plastica, quasi crepata, che Dario l’ha scagliata sul pavimento diverse volte ed è convinto che sia uno dei suoi giocattoli.

Per aiutarmi a fare i mucchietti ho guardato questo video:

Certo, nel video usano una signora tasca da pasticcere e un fighissimo stampo al silicone. Se invece non andate troppo per il sottile, come me, alla fine dovreste ottenere un risultato simile, cioè possibilmente migliore, di questo qui sotto:

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Cercate di fare dei cerchi un pò più regolari, altrimenti vi ritroverete con dei macarons ovali o dalle forme improbabili, che non sono proprio bellerrimi.

Dopodiché dimenticatevi dei vostri macarons per un’oretta e riposatevi un pò.

Questo passaggio fa sì che si crei una pellicola sulla superficie dei macarons che li protegge da aventuali crepe in cottura. Per me è stata necessaria un’ora perchè questa pellicola si creasse, ma il tempo necessario può variare in base al grado di umidità del luogo in cui ci si trova. Per verificare che la pellicola ci sia, basta toccare delicatamente con la punta del dito la superficie di un macaron: se la pasta non si attacca allora vuol dire che sono pronti per andare in forno.

e infine infornate il tutto. Ricordatevi di mettere la teglia con i macarons sopra un’altra teglia, già calda, già dentro al forno.

Il tempo varia molto da forno a forno e anche in base alla grandezza dei vostri macarons, quindi vi consiglio di tenerli sott’occhio.

Io invece vi do quest’altro consiglio: Meglio cuocerli poco che cuocerli troppo, se non sono abbastanza cotti potrete sempre rimetterli in forno e farli cuocere qualche altro minuto. Ma tenete presente che i miei all’interno erano morbidi e spugnosi a cottura ultimata e c’è voluto un giorno prima che acquisissero la consistenza giusta anche all’interno. Dovrete sacrificare almeno un “guscio” di macaron per scoprirlo.

Avete sfornato i vostri macarons? Bene! Sono belli? Ottimo! Aspettate qualche minuto, non più di cinque però, poi provate a staccare mooolto delicatamente i gusci dalla carta. Se non ci riuscite vuol dire che dovete cuocerli ancora un pò. Se invece si staccano, dopo averli staccati tutti avrete finito.

Vi rimane un giorno per sbizzarrirvi a pensare alla farcitura e realizzarla. I love cooking ha fatto una crema con burro e cioccolato, se però siete proprio pigri come me potete usare della banalissima confettura, io ho scelto quella alle fragole e ci stava egregiamente.

Una volta farciti è consigliabile aspettare un ulteriore giorno prima di assaggiarli. Ma se riuscite ad aspettarne altri due è l’ideale.

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Piccolo riassunto degli otto mesi precedenti

..quanta polvere qui dentro! Sono passati altri otto lunghi mesi dall’ultima volta in cui abbiamo scritto qualcosa su questo blog. In tutto questo tempo, il nostro frugoletto ha iniziato a muoversi, dapprima a quattro zampe e poi alzandosi in piedi e diventando una specie di inarrestabile trottola che gira per tutta la casa, toccando e tirando giù di tutto. E noi dietro a rincorrerlo, cercando di salvare il salvabile.

Nei pochissimi ritagli di tempo rimasti, cioè quelli nei quali non dormiamo cercando di recuperare le forze, abbiamo fatto tante piccole cose che per mancanza di forze abbiamo pubblicato solo sulla nostra pagina facebook

dalla panna cotta di capodanno

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al maldestro tentativo di panettone

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l’ottima carrot cake

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e qualche incursione nel salato, come il risotto al ciauscolo

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o la pappa al pomodoro

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anche se la nostra passione rimangono i dolci.

Quelli meno dolci, come questi mini cake uvetta e lampone, piaciuti quasi solo a me

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oppure questi scones, che sapevano perlopiù di pane

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e quelli che invece lo sono esageratamente, come la mousse au chocolat:

MOUSSE

ma sopratutto le cose semplici, come la torta per la colazione del mattino, qui in versione crostata soffice alla marmellata.

CROSTATA

e questo solo per citare le cose riuscite meglio o più innovative. Su tutti gli altri fallimenti e ripetizioni inutile dilungarsi.
Mi limito giusto a rammaricarmi di non aver scritto nulla, neanche su facebook, a proposito di tutto il laborioso processo seguito per il panettone.

Insomma siamo ancora qui, solo c’è ancora meno tempo di prima e conseguentemente bisogna riflettere accuratamente prima di decidere di investire del tempo per preparare qualche piatto, anche perché c’è la non remota possibilità che la preparazione venga interrotta sul più bello. Oppure che tutto riesca per il meglio ma poi non ci sia tempo di raccontarlo per iscritto, figuriamoci tirare fuori tutta l’attrezzatura per fare una foto come si deve.

Però, ecco, resistiamo.

7 mesi

lontana da questo blog. Tante volte ho pensato di scrivere qualcosa, ma il tempo tiranno mi ha sempre allontanata da queste pagine tanto da portare Luigi a postare lui stesso le sue creazioni (ormai provetto panificatore) per non far definitivamente “morire” questo blog. 7 mesi l’età del regalo più bello che noi potessimo ricevere, l’età del nostro splendido pupo che è venuto e viene prima di tutto…

Ma dopo le vacanze estive una certa voglia di rimettermi ai fornelli a preparare qualcosa di sfizioso per me e per gli amici si è palesata, facendomi riconsiderare l’idea che forse dopotutto questo spazio vale la pena farlo comtinuare a vivere ancora, discretamente, quando c’è tempo, quando c’è la voglia, senza impegno insomma da parte mia, anche se il marito pressa ogni volta che cucino qualcosa di buono: “Eddai postalo sul blog su!!” E io “Nooo, e chi ce l’ha il tempo!” :D

Eccovi dunque questa crostata che ho fatto l’altro ieri. La ricetta della frolla al cacao è sempre quella di Adrenalina e la trovate qui. Ormai non c’è crostata che non preveda questa frolla, la adoriamo e non  possiamo farne a meno. La farcitura è costituita da circa mezzo kg  di fichi freschi sbucciati e resi purea e 100 grammi di cioccolato fondente tritati finemente. Il tutto in forno a 180 °C per circa 35 minuti.

Crostata con frolla al cacao, fichi e cioccolato

Crostata con frolla al cacao, fichi e cioccolato

A presto!!!! Forse..  ;)

 

La mia pizza di Bonci

Tutto è cominciato con un gioco sul blog di Maricler: Chi ci segue da un pò sa che per Francesca, la pizza, è un pò di più che farina, lievito e acqua. E’ qualcosa di genetico, oserei dire. Per questo motivo quello della pizza è un terreno sul quale ho sempre lasciato a lei l’esclusiva, nonostante il mio grande amore per questo piatto. E nonostante gli svariati sforzi di ottenere una buona pizza casalinga fatti prima di conoscerla. Voi non avete idea di quante volte io l’abbia sentita demolire pezzo per pezzo ogni pizza assaggiata in ogni locale nel quale siamo stati, concludendo sempre inesorabilmente con:”Si, ma non è come quella che facevano i miei”.

Dunque la nostra vita scorreva tranquilla, finché un giorno, per colpa sua, non ho assaggiato una pizza di una bontà folgorante. Penso di poter dire che la mia fissa con il lievito e gli impasti sia partita da lì. Da quel momento è iniziata la mia frenetica e malsana avventura alla ricerca di una pizza quanto più possibile simile a quella che avevo assaggiato. Ho iniziato divorando il disciplinare dell’Associazione Verace Pizza Napoletana e seguendo il forum di gennarino.org come anche il blog di Adriano. Finché il contest di Maricler, di cui dicevo all’inizio, non mi ha portato tra le mani il libro di Gabriele Bonci, il creatore di quella che molti ritengono essere la migliore pizza di Roma. E’ bizzarro perché ho vissuto a Roma qualche anno e non ho mai avuto la fortuna di assaggiarla e ora da un giorno all’altro mi ritrovo a leggere il libro che ne svela i segreti. Se la pizza vi piace, il libro vale davvero la pena, ci sono una marea di ricette diverse con gli ingredienti più disparati e delle foto davvero belle. Quella che segue è la ricetta del nostro primo tentativo fatto seguendo il libro, abbiamo scelto il condimento ai quattro formaggi perché il gorgonzola è un’altra delle passioni di Francesca.

Se siete arrivati fin qui penso che lo sappiate già, ma ve lo dico ugualmente: Se vorrete seguire questa ricetta dovrete prevedere con un giorno di anticipo quando mangiare la pizza, perché ci vorranno 24 ore di lievitazione. Secondo me ne vale la pena, ma Francesca riesce a fare una pizza ottima anche in un paio di ore, con un panetto di lievito fresco da 30 grammi. :-)

Per questa pizza l’indicazione era di utilizzare il primo dei tre impasti spiegati dal libro, quello più semplice, con la farina 0 di grano tenero.

Ingredienti:

Per l’impasto:

1Kg di farina 0
700 gr. di acqua
40 gr. di olio
20 gr. di sale
7 gr. di lievito di birra secco

Per il condimento:

150 gr. di stracchino
150 gr. di gorgonzola
150 gr. di Pecorino romano
150 gr. di Fontina
Olio e.v.o. a piacere

Tempo complessivo di preparazione:

  • 30 min. (impasto)          +
  • 1 ora (1° lievitazione)    +
  • 1 ora (Pieghe di rinforzo) +
  • 24 ore (2° lievitazione)   +
  • 100 min. (Spezzatura)      =
1 giorno, 4 ore e 10 minuti (circa)

Impasto

Bonci suggerisce di impastare a mano e così ho fatto: Iniziate mescolando farina, lievito e acqua. Poi, quando l’acqua ha assorbito tutta la farina e l’impasto comincia a prendere consistenza aggiungo l’olio e per ultimo il sale.

Prima lievitazione

A questo punto il libro suggerisce di spostare l’impasto in un secondo recipiente ben oliato.Io mi limito a ungere quello che sto già usando, per non sporcare troppo. Si lascia riposare l’impasto ancora grezzo, coperto da uno straccio umido o dalla pellicola, almeno per un’ora a temperatura ambiente.

Pieghe

Dopo la prima lievitazione è il momento di fare le pieghe di rinforzo. Tre pieghe a distanza ravvicinata di 15-20 minuti ciascuna in un’ora.

Seconda lievitazione

Preparata un recipiente ben oliato e in grado di contenere due volte la grandezza dell’impasto e lasciateci riposare dentro l’impasto in frigorifero, per tutta la notte. Comunque almeno per 18 ore. Ricordatevi di ricoprire il recipiente sempre con un telo umido o con la pellicola per alimenti.

Spezzatura

Togliete l’impasto dal frigo e lasciatelo riposare per almeno 10 minuti, dopodiché si procede a spezzare l’impasto in panetti da circa 350 gr. l’uno, che per noi sono giusti giusti per due teglie tonde da 30cm. Fate una ulteriore piega di rinforzo per ogni panetto e lasciate riposare un’ora e mezza.

Stesura

Qui ognuno ha la sua tecnica personale: Bonci consiglia di stendere molto delicatamente l’impasto con i polpastrelli, ovviamente sopra un congruo quantitativo di farina sparsa sul piano di lavoro, appoggiare il braccio con il palmo verso il basso su un bordo dell’impasto e tirare delicatamente, con l’altra mano, l’altro capo dell’impasto fino a coprire il braccio con cui state premendo verso il basso. Infine appoggiare l’impasto, che va tenuto sopra le braccia rivolte verso il basso, sopra la teglia già unta. Guardando le foto del libro è sicuramente più semplice da capire, altrimenti youtube è vostro amico, ancora meglio spiare la tecnica del vostro pizzaiolo di fiducia.

Cottura

Anche questa è una fase che dipende moltissimo dalle vostre abitudini e dal vostro forno. Per questo tipo di pizza noi cuociamo a 200° nel forno elettrico con cottura statica(cioè non ventilata) ed elementi scaldanti accesi sia sopra che sotto, infornando la teglia con il solo impasto senza condimento a metà altezza. Aspettiamo finché l’impasto non inizia a dorarsi e poi spostiamo la teglia nel ripiano più alto, passando in modalità grill con ventilazione e la teniamo pochissimi minuti: 3 o 4 al massimo, il tempo di bruciacchiare leggermente le estremità. Poi usciamo tiriamo fuori e aggiungiamo il condimento, passando al ripiano più basso e nuovamente in modalità forno tradizionale con cottura statica, ma stavolta scaldando solo la parte bassa del forno. Aspettiamo che si sciolga il formaggio e poi via, la pizza è pronta!

.La "mia" pizza di Bonci ai quattro formaggi

La "mia" pizza di Bonci ai quattro formaggi

 

Di pupi (non di zucchero) e di briosce

Qui bisogna proprio riprendere le fila di questo blog.. Sono passati poco più di tre mesi dall’ultima volta che abbiamo scritto qualcosa. Siamo stati e siamo tutt’ora comprensibilmente impegnati dal nostro pupotto bello, che anche lui guarda caso sta per compiere tre mesi. Francesca è impegnata a tempo pieno a fare la mamma, io lo sono un pò meno e nei ritagli sono riuscito a cucinare anche qualcosa di sfizioso di tanto in tanto. L’ultima creazione, in ordine di tempo, sono state le briosce siciliane, quelle col tuppo per intenderci, che dalle mie parti si tagliano a metà e si riempiono di delizioso gelato o, ancora meglio, granita.

Briosce col tuppo

Briosce col tuppo appena sfornate

 

La ricetta che ho usato è quella di Anice&Cannella, con qualche piccola variazione: Ho usato l’aroma alla vaniglia, anziché la stecca bourbon perché le avevamo finite e non avevo tempo e voglia di uscire a ricomparle e ho fatto una lavorazione in tre giorni, anziché in due, perché Dario ha assorbito il resto del tempo. Ah, dimenticavo, ho usato tre uova normali medie anziché due a pasta gialla. Che dire, sono venute così buone al primo colpo che io stesso non ci potevo credere. Ne è davvero valsa la pena!

Poi cos’altro? Di recente ho vinto il contest di Maricler, con in palio un libro sulla pizza di Gabriele Bonci, quindi aspettatevi presto un post su qualche sperimentazione delle ricette presenti nel libro. Le foto che abbiamo visto ci hanno già fatto venire l’aquolina!

Approfittando del finesettimana lungo e del ponte del 1° Maggio proverò anche a fare, tempo permettendo, il mio primo tentativo di pane con lievito madre, gentilmente donatomi dalla nostra amica Laura.

Vorrei raccontarvi anche del mio esperimento di ginger ale fatto in casa e di come ultimamente ci siamo innamorati del tataki di salmone e/o di tonno e abbiamo fatto vari esperimenti, più o meno riusciti, di replicarlo in versione casereccia. Ma tutto questo è superfluo e in parte potete già saperlo leggendo la nostra pagina Facebook. Perché sopratutto vorrei raccontarvi di come la nostra vita sia completamente cambiata da tre mesi a questa parte e di come ormai i programmi di cucina li vediamo più in maniera fortuita nelle repliche notturne che altro, tra una poppata e un cambio di pannolino. E di come siamo immensamente felici pur essendo immensamente stanchi. Ma è difficile spiegarlo a parole. C’è questo esserino che ogni giorno ci stupisce con nuove mosse e nuovi gridolini mai fatti prima, che quando pensi di averlo capito e poterlo prevedere sconvolge i tuoi piani e cambia dalla sera alla mattina. Per cui siate comprensivi, credo che ancora per un pò scriveremo con saltuarietà.

Legami & Legumi

In questi ultimi giorni di attesa prima dell’arrivo del pargolo, trovo un pò di tempo per dedicarmi alla scrittura di questo post e partecipare al contest di Martina in collaborazione con GialloZafferano sui Legumi i cui dettagli sono pubblicati qui!!

I legumi che dire…da piccolina e da ragazzina li odiavo praticamente! Mentre a casa mia tutti erano grandi appassionati di fagioli e ceci io gli unici legumi che tolleravo erano i fagioli cannellini in insalata con il tonno e la cipolla e le lenticchie (e i fagiolini sia nella minestra che con le patate)! Per il resto vuoto assoluto! A parte questa mia idiosicrasia per i legumi,  ho tanti ricordi legati a questo tipo di alimento. A partire dai racconti sui pasti consumati da mia madre piccolissima durante la guerra, in cui una delle poche pietanze che riuscivano a consumare erano le “sagne e fagioli” un formato di pasta fresca povera senza uova che però se non mescolate a dovere tendono ad attaccarsi in cottura. E mia madre che ha sempre odiato la pasta “attaccata” ha di conseguenza sempre cucinato altri formati di pasta con i fagioli bandendo le sagne praticamente per sempre dalla nostra tavola. E cos’ho ereditato io? L’odio per la pasta attaccata! :)

E cosa dire dei ceci? Il ricordo più vivo che ho riguarda il Natale quando la mia famiglia si riuniva con quella della gemella di mamma e per giornate intere precedenti al 25 dicembre si realizzavano i famosi cavicionetti con diversi ripieni. Oltre al classico con la marmellata d’uva, zia Mirella era l’esperta di quelli con ripieno di ceci lessi trasformati in purea, zucchero, cioccolato, mandorle e liquore! Ma i ceci sono rimasti per me ancora un tabù come legume da mangiare nature così com’è, mentre ho sviluppato un forte amore per tutto ciò che è realizzato con la farina di ceci! Avendo sposato un palermitano non poteva essere che così! Adoro le panelle fritte al momento che ti si sciolgono in bocca! e anche la Farinata genovese ovviamente!

Arriviamo infine ai fagioli borlotti..dopo averli odiati per una vita adesso mi piacciono molto! E ho imparato a cucinarli in ogni modo partendo sia da quelli secchi che da quelli freschi! Ovviamente anche qui c’è lo zampino di mio marito che adorandoli mi ha obbligata a rivedere la mia posizione in merito!

Ma per il contest di Martina ho deciso di postare la ricetta di un legume antico e poco usato, che non è stato facile trattare! La cicerchia! La nostra amica marchigiana Silvia ce ne ha regalato un bel pacchettino diverso tempo fa e noi l’abbiamo accatastato in dispensa timorosi aspettando la tempistica giusta per deciderci ad affrontarne la cottura!

Vellutata di cicerchia

Ingredienti per 2 persone:

-200 grammi di cicerchia secca

-carota, sedano, cipolla

-olio e.v.o.

-brodo vegetale q.b.

-pane casereccio tostato

-1 rametto di rosmarino

Procedimento:

Il procedimento è in realtà molto semplice. Più che altro sono i tempi di ammollo che sono pittosto lunghi. Bisogna mettere i legumi a bagno in acqua fredda al mattino per la sera e cambiare diverse volte l’acqua nel corso della giornata, facendo attenzione ad eliminare le pellicine del legume che via via vanno staccandosi. Una volta scolati e sciacquati in acqua corrente alla sera, preparate un trito fine di  sedano, carota e cipolla in olio extravergine d’oliva nella pentola a pentola a pressione. Una volta dorato il soffritto aggiungete un rametto di rosmarino e i legumi. Mescolate tutto rapidamente e aggiungete il brodo vegetale fino a coprire di almeno due dita i legumi nella pentola. Aggiungete un pugnetto di sale grosso e chiudete la pentola. Dal fischio io ho calcolato circa 15 minuti di cottura. Dopo i 15 minuti è necessario controllare la cottura. Se i legumi fossero ancora crudi aggiungete ancora brodo vegetale e proseguite ancora per una decina di minuti.

Una volta cotti a puntino, versate la cicerchia in un bicchiere o recipiente alto e stretto e frullateli con un frullatore ad immersione fino alla densità desiderata aggiungendo man mano un pò di brodo vegetale. E’ necessario a questo punto passare la vellutata in un colino a maglie non troppo strette in modo da eliminare anche gli ultimi residui di bucce e per renderla liscia. Servite con un filo d’olio e.v.o. e con dei crostini di pane casereccio tostati in forno.

Buon Appetito!

Natale milanese fai da te

Dopo un tempo che mi sembra infinito torno a scrivere su questo blog, visto che gli ultimi post li ha scritti tutti Luigi! Ovviamente di ricette nel frattempo ne abbiamo realizzate tante e le foto sulla nostra pagina facebook le abbiamo anche pubblicate, ma la forza e la voglia di scrivere non volevano assolutamente tornare e quindi ecco il motivo di cotanta latitanza. Sapete il pancione quasi al 9° mese risucchia tutte le mie energie e non è facile decidere di punto in bianco di scrivere qualcosa! Inoltre tutto mi sembra abbastanza banale in confronto a quello che sto vivendo e le sensazioni che mi inviluppano sono tutte così nuove e totalizzanti che spesso l’entusiasmo scema velocemente e i vari post vengono accantonati in un virtuale cassetto, dal quale chissà se mai verranno tirati fuori.

Ma Natale è sempre Natale e questo per noi è stato un Natale fuori dal comune, il primo per entrambi passato nella nostra città Milano, lontani per la prima volta nella vita dalle nostre rispettive famiglie. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di portare sulla nostra tavola i piatti della nostra tradizione..ehm di quella Abruzzese veramente! Visto che nella mia regione si mangiano piatti prettamente natalizi durante le festività, mentre in Sicilia vengono riproposte pietanze che in realtà si mangiano tutto l’anno! I Siculi non me ne vogliano!

Ho affrontato questi piatti con una certa deferenza, vista la facilità e la maestria con cui mia madre li realizzava, quasi ad occhi chiusi. Io invece, accingendomi a farli per la prima volta completamente da sola devo confessare che mi è venuta una certa ansia da prestazione!! La sera della vigilia abbiamo mangiato tagliatelle all’uovo fatte da noi con sugo di mazzancolle e vongole. Io diciamo che ho fatto uno strappo alla regola visto che non avrei potuto mangiare nè frutti di mare nè crostacei, ma erano ben cotti ve l’assicuro!:

Per il pranzo di Natale invece ho azzardato il piatto natalizio per eccellenza a casa mia: il brodo di carne con cardone, polpettine di carne e stracciatella (uova sbattute con parmigiano). Devo dire che mi è venuto davvero buono per essere la prima volta, il cardo di solito di difficile cottura, sono riuscit